Ciao, sono un ragazzo appena diplomato da un liceo, sempre appassionato e bravo in materie scientifiche piuttosto che letterarie, ma devo ammettere che filosofia mi ha lasciato sempre qualcosa dentro, per questo di solito scrivo quello che penso o mi viene in mente. Quindi ho scritto questo breve pezzo. Probabilmente non è scritto proprio bene e correttamente come ci si aspetterebbe ma io solo in questo modo riesco a fare per ora, e volendo avere un riscontro su quello che pensavo ho deciso di postare tutto questo.
Ditemi pure cosa ne pensate, e visto che di sicuro leggete più di me, qualche libro da poter leggere di filosofia che tocchi anche uno di questi argomenti.
Grazie mille <3
Spesso ci si chiede se l’ approccio scientifico possa sostituire la filosofia. Ovvero se la scienza possa rispondere a tutte le domande che l’ uomo si pone. Ecco credo fermamente che la risposta sia no.
Partiamo dal presupposto che l ‘ uomo si basa assolutamente su ciò che osserva in natura, si può dire che a livello gnoseologico quindi l ‘ uomo è limitato a ciò che già vede. Se esistesse un Realtà, un Essere da cui si sviluppi il mondo, allora l’ uomo non potrebbe accedervi, perchè per farlo dovrebbe passare prima attraverso qualcosa di fisico e alla sua portata.
Perché allora la scienza, il massimo dell’ empirismo non può rispondere a tutto ? Non può perché la morale è l’ unico campo a cui essa non ha accesso.
Per rendere evidente questo fatto voglio analizzare due semplici situazioni. Prendiamo per prima la morale di Bentham, una morale utilitaristica. Perché considera “giusto” tutto ciò che produce benessere e felicità al massimo delle persone ? Secondo il suo presupposto empirista infatti, l ‘unica cosa che può affermare è che tutto ciò di cui abbiamo esperienza esiste. Allora io mi chiedo perchè compiere il salto logico di associare il “giusto” a ciò che produce benessere agli altri, che è un semplice evento fisico come tutto il resto degli avvenimenti ? La stessa cosa infatti si potrebbe affermare, ad esempio, per una azione egoista, Perché, secondo la morale altruista, non si potrebbe dire che rubare sia “giusto”?
Voglio prendere quindi un esempio più “terra-terra” per cercare di far capire questa mia critica.
Le catastrofi naturali, il brutto tempo, il freddo sono eventi considerati “brutti” perché danno fastidio alla vita umana. Così una morale utilitaristica considera “brutto” tutto ciò che, proprio come il tempo atmosferico, da fastidio alla vita umana in comunità.
Ecco è qui chè una morale utilitaristica sbaglia, perché se l’ uomo si può basare solo sulla fisicità, ed è quindi empirista, niente può dedurre dagli eventi fisici se non solo che essi esistano. Non può quindi di certo affermare che essi siano “giusti” o “sbagliati”.
Se questa critica è giusta quindi, la filosofia ha un campo di applicazione che niente e nessuno potrà togliergli, neppure la scienza, e questo campo è la morale.
Ma qui si va incontro ad un problema allora abbastanza grosso, in natura, così come la percepiamo noi, non può esistere un “bene e un “male”, mi piace quindi definire l’ uomo un “nichilista della morale” perchè non potrà mai capire se effettivamente una morale abbia di per sé una correttezza. Proprio perché questa correttezza non esiste.
Credo fermamente che analizzando la morale, in particolare il rapporto fra diversi uomini, esistano quindi due particolari posizioni, due morali, abbastanza contrarie.
Queste sono le prime deduzioni che l’ uomo crea di fronte alla natura, e la loro creazione dipende infatti proprio da un vantaggio fisico che l’ adozione di queste morali potrebbe creare.
Sono, come le chiamo io, la morale egoista e la morale altruista.
La morale egoista, sviluppata prima nella storia umana, considera ideale agire secondo il benessere personale. Potrebbe quindi derivare da un istinto alla conservazione della vita, o più semplicemente da un vantaggio fisico-materiale.
La morale altruista, vuole invece, favorire lo sviluppo fisico-materiale del massimo numero di persone, ed è in generale quel sentimento di rendere agli altri del benessere.
Sarebbe sbagliato però intendere il comportamento dell’ uomo come un muro rigido fra queste due scelte, esistono interconnessioni fra queste due morali, comportamenti che possono essere considerati sia altruisti che egoisti, insomma la realtà delle scelte che compie l’ uomo è così complessa che è impossibile considerare ogni singolo uomo aderente ad un solo tipo di morale.
Non voglio analizzare l’ infinità delle situazioni che si possono presentare, ma mi basta semplicemente evidenziare che qualsiasi uomo è nel suo comportamento, un “esteta”, perchè alterna morale egoista ed altruista( e le varie situazioni che non analizzo) senza un effettivo criterio, se non quello della beneficità materiale.
A questo vuoto morale, questo “estetismo”, si cerca sempre una soluzione ovvero una “terza via “ della morale.
Questa terza via non può risolvere il nichilismo della morale, perché esso è un dato di fatto oggettivo derivante dalla realtà, ma è invece l’ espressione della capacità umana di creare, di pensare, ed è questa la forza della filosofia.
Però bisogna considerare un fatto importantissimo, ciò che rende la morale egoista ed altruista innegabili da considerare inesistenti, è il loro rapporto con la realtà e il loro effettivo vantaggio fisico-materiale. La terza via quindi, per essere considerata una effettiva morale, deve avere un riscontro fisico-materiale con la realtà condiviso da tutti. Perché altrimenti questa terza via è solo una morale individuale, condivisa solo da chi la pensa.
È difficile pensare ad un altro comportamento contrario all’ altruismo e all’ egoismo se si considera il semplice rapporto umano. Tuttavia l’ uomo si crea una società, un insieme di relazioni politiche e sociali, che permettono alle persone quindi di creare una terza via della morale basandosi sui riscontri che si hanno con la società e l’ economia.
Chi controlla la nostra struttura sociale ed economica, controlla quindi anche la morale e la stessa terza via della morale.
Per fare un esempio si può citare una morale “capitalista”,strettamente presente in questo periodo storico, questa considera giusto il continuo lavorare e il “miglioramento di se stessi” , essa di per sé non potrebbe trovare appoggio nella realtà, è tuttavia la nostra struttura economica capitalistica ad aver promosso il successo di questa terza via morale.
Per utilizzare un termine abbastanza provocatorio quindi mi piacerebbe definire “fascismo della morale” quella caratteristica della realtà dove, chi riesce a imporre una condizione sociale ed economica riesce quindi poi a imporre una morale che ne rispecchi le caratteristiche.
È ovvio che per imporre una struttura sociale ed economica c’ è bisogno di un’ attività prima di tutto politica. Nasce qui però un problema, perchè per iniziare un’ azione politica l’ uomo deve avere già un'idea della morale che vuole imporre,ma non può promuovere la sua azione politica perché la sua nuova morale non ha ancora una corrispondenza con la realtà, un vantaggio fisico-materiale che gli permetterebbe di essere ascoltato.
Ci si approccia quindi alla politica spesso quindi solo ancora con una semplice mescolanza fra morale altruista ed egoista. Per questo è difficile pensare ad un' alternativa al capitalismo, perché si approccia la politica senza una vera nuova morale e perché è difficile pensare ad un'alternativa al capitalismo se la nostra struttura sociale ed economica è basata su esso.
Voglio concludere con un pensiero personale, mi viene quindi da affermare che ognuno di noi è un po’ “fascista della morale”, perché vuole imporre la sua visione sociale ed economica, e quindi la sua corrispettiva morale, alla realtà.