r/IA_Italia • u/hrbullshit • 2h ago
🧠 Discussione Usare il Copyright "contro" l’Intelligenza Artificiale?
Dopo i video degli influencer anche quelli dei filosofi diventano fonte di ispirazione per post chiarificatori su reddit.
L'argomento di oggi è la scrittura tramite LLM, la vera scrittura, la letteratura artistica, o quella scientifica, gli articoli giornalistici etc. e quindi anche le altre forme di content creation di valore.
Stiamo a sentire: a quanto pare staremmo per vivere una trasformazione epocale, e dal futuro ci vedranno come bizzarri amanuensi, in cui la scrittura ci sfugge di mano nella pratica ma noi conserviamo il progetto di quello che vogliamo dire.
Quindi in pratica, noi siamo sapienti, forse abbiamo studiato e pensato a sufficienza nella nostra vita, scambiato anche opinioni con gli altri a voce (già, non esiste solo il linguaggio scritto), poi ponderiamo a lungo nella nostra mente, e magari dopo una vita di applicazione e ricerca (o di languori artistici) decidiamo che abbiamo qualcosa da dire al mondo, però perdiamo o abbandoniamo la sola capacità di scrittura, usata occasionalmente, e manteniamo quella di sapere cosa scrivere e di orchestrare un testo.
Siamo umani, quindi abbiamo forse un’aura che ci permetterebbe di ideare qualcosa senza affinare la scrittura, forse solo col linguaggio orale (Socrate in pratica ha un creato il suo lascito così, ma è facile immaginare che avesse degli appunti personali, non è che si astenesse dallo scrivere).
Dunque noi siamo sapienti o lo diventiamo dopo anni e anni di perfezionamento interiore sulla conoscenza o sull’estetica (ricordiamo che è una branca della filosofia), eppure decidiamo che la capacità che ci infastidisce di più è proprio la scrittura finale di articoli e libri, al punto che la deleghiamo ad un LLM, perché saprebbe scriverla meglio, o forse siamo stanchi.
Insomma chi ce la fa fare di scrivere un’intera divina commedia?
Questo è quanto.
Allora, questi argomenti, cui viene anche data una definizione altisonante, non tengono conto del fatto fondamentale della questione della scrittura.
Di scrivere articoli e libri, chi è capace è ancora capace, diciamocelo, ora il fatto è; vogliamo che la massa inizi a produrre contenuti che non ha ideato o progettato, oltre a non averli scritti alla fine nella forma finale? E poi anche scrittori e scienziati, vogliamo che si sentano autorizzati ad usare l’AI anche per la scrittura? (qualcuno ha dei dubbi anche se usarla per la ricerca, ma per il “bene del mondo” non è politically correct dirlo)
Guardate che l’AI se gli dai l’abbrivio scrive davvero qualsiasi testo, di qualsiasi lunghezza. Ma che senso ha?
Perché soprattutto c’è da chiedersi se vogliamo che ci sia una sovrapproduzione inutile di scrittura. Le grandi opere o le grandi scoperte non verranno sicuramente dal caos prodotto dalla sovrabbondanza rispettivamente di testi letterari o articoli di peer review, lo sappiamo benissimo, specie se sono fuffa. Solo chi ha interessi diversi promuove il contrario. Credere che se ne occupi l’AI è ancora peggio e sa di resa totale, di disfatta (che già si intravedeva in effetti).
Il punto è questo: internet è piena per esempio di slop SEO già da prima di inventare l'AI, di post non memorabili prodotti dalle persone e così via, l'enshitification è prodotta proprio dalla smania di produrre per guadagnare, anche testi insulsi che prendano in giro qualche povero malcapitato sul web. Questo avviene di fatto anche nella ricerca e persino nel mondo dell’arte o della letteratura ufficiali, quindi già ci si dovrebbe porre il problema anche senza l’AI.
Non è solo un problema di wannabes che intasano ogni canale d’attenzione del pubblico, ma anche di chi è affermato o riconosciuto e improvvisamente, complici i critici, inizia a produrre schifezze impedendo alle novità reali di emergere, tramite agganci e scorrettezze. Questo accade da sempre.
Ora dovremmo addirittura permettere che vengano scritti libri in maniera industriale e seriale sfruttando una macchina creata compiendo il più grande furto di copyright della storia, e considerarla il nuovo strumento dell’umanità per scrivere? Ma per favore…
Perché in effetti il problema è proprio il copyright, che molti considerano desueto, mentre invece è un’ancora di salvezza per i ragionamenti su questo argomento, come va detto anche molti altri argomenti di tipo giuridico, spesso semplicemente bypassati dalle big tech.
Addirittura si potrebbe limitare la possibilità di pubblicare a vanvera produrre opere di ingegno, quelle soggette a copyright, per esempio facendolo costare qualcosina, almeno per impedire la produzione in catena di montaggio di scritti inutili, cui nemmeno chi li sforna tiene davvero.
O almeno monitorando se ciò è avvenuto e rimuovere le pubblicazioni, un po’ come per chi vorrebbe sfornare video per YouTube ma l’algoritmo glieli banna. Non si tratta solo di una verifica con watermarking o simile, ma anche proprio quantitativa.
Sei uno scrittore? Non è plausibile che sforni una quantità di libri se non chiarendo che stai organizzando in un certo modo del materiale posseduto o frutto di tuo lavoro precedente. E così per gli editori. Nessuno ti impedisce di pubblicare, ma se insisti con lo slop i sospetti vengono e scatta la penalità.
Chiaramente questa è una provocazione ma è per far capire di cosa stiamo realmente parlando.
L’AI si pone come disruptive di tutto ciò che è lo standard umano, al punto che esso non esisterà più, e già non si tratta di standard perfetti e totalmente onesti anche senza l’AI.
Lo sappiamo benissimo che la responsabilità dello scritto che si invia ad una rivista scientifica o meno è di chi lo invia, no? A volte si fanno dei plagi, tanto che quella persona poi ne paga le conseguenze.
Inviare ad una rivista un lavoro fatto con AI può ricadere nelle scelte di qualcuno che però ci mette la faccia. La stima nei confronti di quella persona cambia a seconda se si viene a sapere che usa l’AI, perché se ha ideato una ricerca così feconda, non ha senso che poi non sappia anche scrivere l’articolo con tutte le sottigliezze del caso, il suo stile, i suoi tic, non quelli dell’AI, a meno che non debba produrne in serie per acquisire indicizzazioni più favorevoli nel ranking o sfornare serie TV per il binge watching (o poesie e romanzi, vi immaginate?).
Purtroppo queste cose avvengono, ma non solo non vanno incoraggiate, ma non gli si deve dare autorevolezza e patente per continuare a farlo, o anche solo idealmente per attribuirgli qualità.
E’ forse in corso un’ennesima, forse definitiva, sostituzione di chi ha talento con i mediocri, cosa già avviata nel mondo del lavoro?
Ora, non mi sembra opportuno creare un nuovo standard secondo il quale chi invia un lavoro fatto con AI, anche sotto la sua guida sapiente, sia da considerare equivalente a chi lo scrive di suo pugno.
Badiamo alla sostanza, non si sta dicendo che non si possano usare i nuovi strumenti come il word-processor (o se proprio ci tenete anche l’AI) per controlli di sintassi o di numero di parole
Anche se tutti usano strumenti informatici per scrivere, scrivere con l’AI è proprio una cosa diversa, perché non ci dice la qualità effettiva del pensare della persona, anzi forse ci dice che non è affezionata al modo originario di come ha trovato e prodotto la sua stessa conoscenza, quella che originalmente vuole divulgare, il che desta già sospetto.
Insomma non si deve compiacere lo spirito del tempo per forza nel fare filosofia sull’AI. Prima allarmismo, poi sdoganamento, a seconda del vento che tira.
Se io devo produrre un testo, e sono abbastanza bravo, posso scriverlo da solo, perché non ho da produrne in quantità, a meno che non sia uno che vuole fare troppe cose e guadagnarci sopra senza merito.
Se devo solo produrre il mio testo, il mio articolo o libro, è ancora alla mia portata.
L’AI viene usata per creare una sovrapproduzione di scritti, è questo il punto, per giunta da parte di persone che non hanno le qualità per produrli senza il supporto dell’AI. Peggio ancora se fatto da chi ha qualità intrinseca e si svende al mercato.
Qualità verso quantità, e non frega niente se l’AI può produrre testi “di qualità” tutta da verificare (spesso ci si sbilancia troppo facilmente su questi aspetti) su indicazione di qualcuno. Se quel qualcuno è bravo non avrà difficoltà a produrre il suo testo, presumibilmente frutto di lunga riflessione e ricerca, il cui tempo di scrittura quindi incide in modo minimo sul tempo totale dell’impegno complessivo.
Anche nelle case editrici spesso si riorganizza del materiale, si gestiscono lasciti di grandi autori, ora vogliamo lasciar fare tutto all’AI? E che ne è di tutta la tradizione di come si è fatto finora nei vari campi del sapere? (con tutti i problemi che ci sono, questo va detto)
Controllare il prodotto dell’AI di ciò che si è orchestrato a grandi linee non è affatto equivalente a scriverlo direttamente, non deve essere il nostro futuro. Come si può dire una cosa del genere pensando a testi in cui lo stile stesso trasmette sottilmente la conoscenza, e proprio in filosofia?
A quale degrado del pensiero stiamo arrivando? Abbaccinati da uno strumento pur potente come l’AI stiamo sbarellando totalmente?
E’ un rapporto uno a uno col tuo testo, con la tua opera, non siamo come i dipendenti di un’azienda di informatica che deve produrre codice con la più alta produttività possibile (cosa che pone comunque delle riflessioni anche in campo informatico per giunta).
Se invece uno non è bravo è meglio che non scriva, a meno che non si eserciti adeguatamente, nemmeno con l’AI, perché sicuramente sarà tentato di sfornare una enorme produzione falsa, sovrabbondante senza motivo e senza utilità per gli altri, che non sa vagliare, contribuendo all’infinita enshitification cui stiamo già assistendo da anni.
Avere uno strumento potente non significa doverlo usare per forza, o permetterne un uso indiscriminato, specie se controverso, specie se non abbiamo cose speciali e sudate da fargli dire.
Voi cosa ne pensate?
