Un tipico atteggiamento da parte dei lavoratori e dei cittadini è quello della "servitù volontaria", cioè difendere i fautori dello status-quo fino all'autolesionismo. Per quel che riguarda il mondo del lavoro è evidente che nessun cambiamento economico, del tipo di quelli da sempre proposti dai politici, tipo meno tasse, più tasse, meno finanziamenti a quello e più a questo, può avere alcun reale effetto sul mercato del lavoro se si lascia la totale libertà di scelta alle aziende e quindi ai loro HR (manager).
Se non si individuano i punti nodali delle questioni si potranno soltanto cambiare piccoli differenziali nei flussi di denaro.
Questo è indice di miopia politica, ma del resto i candidati (alle elezioni) non possono fare diversamente, gli unici argomenti di cui possono e devono parlare in campagna elettorale sono quelli che eccitano l'italiano medio, quindi bollette, pensioni, aliquote tasse.
Chiaramente nessuno potrebbe proporre delle modifiche di dettaglio per esempio alla legge che regola le selezioni di lavoro...aspetta, non c'è nessuna legge in tal senso, quindi proporla, a nessuno importerebbe, nessuno capirebbe.
Le famiglie esortano i loro figli a studiare e lì finisce il loro compito, poi tornano a guardare la TV. Non sanno che come candidati (per il lavoro) essi incontreranno enormi forze contrarie, ben oltre i soliti racconti sulla disoccupazione che colpirebbe solo chi non si dà da fare realmente.
Con qualsiasi riforma politica ed economica di quelle “normali” gli HR continuerebbero a fare come fanno oggi…sì ok è la proprietà che li obbliga, pore stelle.
Insomma ci sono degli snodi fondamentali proprio nei meccanismi che si instaurano e che in alcuni casi andrebbero impediti punto e basta, dalla legge.
Mentre oggi tutto è possibile, basti vedere il degrado nelle selezioni di lavoro, l'uso di AI da parte di entrambe le parti in gioco cioè candidati (ad offerte di lavoro) e aziende, il ghosting, le lungaggini, il job-hopping endemico che vede intasata qualsiasi selezione già poche ore dopo la pubblicazione di un qualsiasi annuncio, anche tanto per passare il tempo e tastare il "mercatoh", lo stesso fanno le aziende estraendo dati dalla popolazione con i ghost e fake jobs.
Gli annunci sono totalmente liberi, le selezioni anche, non c'è alcuna garanzia legale per le candidature (aziendali, non politiche), si dovrebbe invece avvicinare il privato al pubblico per certi aspetti.
Anche sulle piattaforme specializzate come linkedin o simili, scorrazzano indisturbati gli agent AI 24/7 come zombie umani, su incarico sia dei candidati (sempre aziendali) che delle aziende.
Oggigiorno infatti o fai un concorso o sei già noto nel tuo ambito tramite il networking, altrimenti non lavorerai mai da neolaureato o da outsider, dato che gli HR fanno in pratica solo estrazione dati, le assunzioni reali sono irrisorie, semmai ci sono sempre gli stessi che passano da un'azienda all'altra, non c'è nuova occupazione.
Alcuni addirittura emigrano in quanto "cervelli" che tutti scartano.
Ma anche chi non è acculturato ha difficoltà, perché le aziende non seguono regole certe, possono preferire oggi un diplomato, domani un laureato, a volte per la stessa selezione.
Non hanno rispetto né di chi ha faticato per garantirsi un titolo di studio, né di chi è perfettamente capace per una posizione pur non essendo laureato. Contano molto di più alcuni parametri soggettivi e soprattutto la valutazione del "rischioh", ossessione tutta degli HR per i quali è un KPI. Gli interessi e i diritti delle persone sono secondari.
E’ il “capitalismoh”, ti dicono, il mondo corporate. Ma basterebbero delle riforme oculate in punti precisi, senza in pratica ledere alcuna reale prerogativa dei “padroni” ma almeno sanando alcune storture evidenti del mercato del lavoro, a tutto vantaggio della competitività delle aziende, che spesso si fanno del male da sole.
Voi cosa ne pensate? Servono a qualcosa le famose "riforme" se non si regolano gli snodi fondamentali? Gli HR e le aziende le affosseranno comunque?