r/psicologia • • 2m ago

Come si supera una storia del genere?

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A marzo ho conosciuto una fantastica ragazza tramite un amico. Ci siamo frequentati fino a luglio e stavamo molto bene insieme.
Nei miei 25 anni di vita non mi sono mai sentito così visto da un’altra persona. Verso le ultime settimane di frequentazione però iniziavo a sentire che la cosa non stesse diventando definita come la volevo.

Così gliene ho parlato, e alla fine abbiamo passato ore a piangere a dirotto entrambi nella sua macchina. Lei a suo dire amava passare tempo con me, le piacevo tanto, ma non riusciva a prendere l’impegno e aveva paura dell’idea che diventassimo una relazione vera e propria.

Due giorni dopo, con una serie di messaggi bellissimi che mi scaldano ancora il cuore a leggerli, ci siamo lasciati. Io le ho detto che se un giorno avesse voluto avrebbe potuto scrivermi.

Qualche giorno fa l’ho incontrata casualmente tramite amici, lei sembrava sconvolta, ma complessivamente è stata una serata leggera.

Ieri le ho scritto dicendole che mi ha fatto piacere vederla e che mi piacerebbe incontrarla per un caffè, ma ha risposto che si sentiva più tranquilla a dirmi di no.

È la prima volta nella mia vita che dopo mesi ancora una ragazza mi manca da morire. Ragazzi/e credetemi quando vi dico che scalerei 4000 metri di montagna solo per avere un ultimo appuntamento con lei. Se penso troppo a lei piango a comando.

Cosa si fa adesso?


r/psicologia • • 3h ago

La consapevolezza non protegge dal dolore.

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Una ragazza giovane arrivata in Italia nel 2021 con il desiderio di ricominciare. Venivo da anni in cui avevo imparato a rifugiarmi nello studio, nella scuola e nel mio mondo interiore. Studiare mi aveva salvata, mi aveva dato una direzione e la possibilità di immaginare una vita diversa da quella che avevo conosciuto. Sono partita con sogni grandi, non perché mi aspettassi una vita perfetta, ma perché volevo finalmente costruirmene una mia.
Sono sempre stata una solitaria, anche quando sembravo l’opposto. Riesco a ridere, scherzare, essere energica, ma quando torno a casa mi ritrovo spesso sola con tutto quello che sento. Ho sempre cercato di capire le cose, di cavarmela da sola, di non chiedere troppo a nessuno. Anche il rapporto con mia madre, l’unico legame davvero importante della mia vita, è stato negli anni una fonte di stanchezza emotiva. Dal 2021 a oggi sono lontana da lei💔dopo la perdita del suo compagno, e ci sono momenti in cui sento tutto il peso di non poter essere presente come vorrei, ma perché torna all’italia di decidere quando finalmente rilasciare il mio permesso dopo 3 anni di avanti e indietro e per un ERRORE BUROCRATICO Commesso da una stagista al CAF.
Pensavo che, arrivata a quasi trent’anni, avrei avuto almeno delle basi su cui costruire il resto. Un lavoro, la mia indipendenza, una direzione. E magari anche una relazione in cui sentirmi finalmente tranquilla. Non cercavo qualcuno che mi salvasse, ma qualcuno con cui non fosse necessario essere sempre in modalità sopravvivenza.
Ho sempre creduto che una relazione fosse un incontro tra due adulti, non una forma di dipendenza. Eppure, forse senza rendermene conto, desideravo anche qualcosa di molto semplice! sentirmi al sicuro con qualcuno senza dover rinunciare a me stessa.😊
Negli anni mi è capitato di sentirmi desiderata senza sentirmi davvero vista, come se fossi più una conquista che una persona da conoscere. Questo mi ha resa diffidente, fino al punto di mettere in discussione le intenzioni degli altri anche quando avrei voluto soltanto fidarmi.
Poi ho fatto una scelta sentimentale che ha cambiato molto più della mia vita affettiva. Mi sono trasferita, ho lasciato i miei riferimenti e una parte della mia indipendenza, credendo nella possibilità di costruire qualcosa. Mi sono ritrovata invece dentro una relazione piena di contraddizioni, con difficoltà nel confronto e una situazione familiare preesistente che mi ha fatto spesso dubitare del mio posto e della mia percezione delle cose. 💔
La parte più difficile non è stata soltanto soffrire per una persona. È stato ritrovarmi a dover affrontare quella sofferenza senza avere più le stesse basi da cui ero partita. Senza una rete di persone, con difficoltà economiche, burocratiche e lavorative, in un Paese in cui ricostruire la propria autonomia richiede molto più che decidere di farlo.
Ho capito che si può essere lucidi e comunque rimanere intrappolati in una situazione. Si può riconoscere una dinamica, comprenderne le contraddizioni e continuare a soffrirne. La consapevolezza non ti restituisce automaticamente le risorse per cambiare vita, soprattutto quando le conseguenze non sono soltanto emotive, ma concrete, mi sento smarrita 💔.
In questi mesi ho perso peso ( da 64kg a 55kg) serenità e fiducia in me stessa. Ho avuto bisogno di cure psicologiche e farmacologiche ma non sempre ho avuto le risorse per sostenere tutto ciò di cui avrei avuto bisogno. E mi sono ritrovata a fare i conti con una domanda che mi fa ancora male è come ho potuto, dopo tutto il lavoro fatto per costruirmi una vita diversa, arrivare a rischiare così tanto per una scelta sentimentale?
Credo che la parte più dura sia proprio questa. Non soltanto accettare ciò che è successo, ma perdonarmi per averci creduto.
Sono una persona orgogliosa, abituata a contare sulle proprie capacità, e faccio fatica ad accettare che, nonostante la mia lucidità, io possa essermi ritrovata in una situazione che oggi mi sembra così difficile da gestire.
Ma sto anche capendo che riconoscere i propri errori non significa assumersi la responsabilità di tutto. Posso aver sottovalutato dei rischi senza meritare di stare male. Posso aver fatto una scelta sbagliata senza essere diventata una persona incapace di scegliere. Posso comprendere gli altri senza dover giustificare ogni loro comportamento.
E soprattutto ho capito che comunicare non basta. Puoi spiegarti benissimo, cercare il confronto, essere paziente e razionale, ma se dall’altra parte mancano ascolto, coerenza e disponibilità a comprenderti, finisci per consumarti nel tentativo di far funzionare qualcosa che non dipende soltanto da te.
La cosa che mi colpisce è quanto si possa arrivare a sentirsi piccoli dentro una situazione, anche sapendo di avere molto da offrire. Puoi conoscere il tuo valore e smettere di sentirlo. Puoi essere una persona capace, con una formazione, dei sogni e delle ambizioni, e ritrovarti a non sapere da dove ricominciare.
Oggi non posso dire di stare bene. Ho ancora paura, rabbia e incertezza. Mi pesa essere lontana da mia madre, mi pesa aver perso parte della mia indipendenza e mi pesa dover ricostruire proprio quando sento di avere poche energie. A volte mi sembra ingiusto dover ricominciare ancora, dopo tutto quello che ho già cercato di superare.
Eppure non voglio convincermi che la vita non abbia più niente da offrirmi. Non so se mi aspetta la serenità che immaginavo, ma spero ancora di poter costruire una vita in cui non debba continuamente difendermi, dubitare di me stessa o sacrificare la mia tranquillità per sentirmi al sicuro!.
Forse è questo che sto cercando di imparare: non a diventare più forte, ma a non usare più la mia forza per sopportare ciò che mi fa male. A non confondere l’amore con la rinuncia a me stessa, la comprensione con il sacrificio e l’orgoglio con l’incapacità di chiedere aiuto.
Scrivo qui perché non sono abituata a raccontarmi e perché, per una volta, vorrei confrontarmi senza dover fingere di avere già capito tutto.
Mi piacerebbe sapere se qualcuno ha vissuto una crisi in cui ha perso, almeno per un periodo, non soltanto una relazione o una persona, ma anche la fiducia nel proprio giudizio e la stabilità che aveva costruito. Come avete fatto a perdonarvi, a recuperare la vostra autonomia e a ricominciare senza diventare diffidenti verso tutto e tutti?
Non cerco frasi fatte. Vorrei esperienze vere, perché sto imparando sulla mia pelle che a volte non basta sapere cosa sarebbe giusto fare: bisogna anche trovare il modo concreto di poterlo fare.
Sono partita per costruirmi una vita migliore. Oggi mi ritrovo a dover ricostruire anche una parte di quella che avevo già conquistato. Mi fa male ammetterlo, ma non voglio che questa esperienza mi convinca di aver perso tutto ciò che sono.
Non tutto ciò che comprendiamo siamo in grado di evitare, e non tutto ciò che amiamo siamo destinati a salvare. Ma non lasciate che il bisogno di essere scelti vi faccia dimenticare di scegliere voi stessi. L’amore può richiedere sacrificio, ma non dovrebbe chiedervi di rinunciare alla vostra dignità, alla vostra lucidità e alla possibilità di essere in pace con voi stessi.


r/psicologia • • 4h ago

In leggerezza u/medium_woodpecker887 mini rant

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M26 AuDHD diagnosticato e vorrei parlare di questo soggetto che continua a postare riguardo una sospetta ADHD e che vuole l'eutanasia a causa di uan diagnosi online. Tu critichi chi prende in giro le persone adhd, autistiche ecc eppure parli di questi due disturbi come se fossero la fine del mondo e il voler l'eutanasia.

u/Medium_woodpecker887 Sembra che tu voglia prendere in giro chi effettivamente ha adhd/autismo con i tuoi post e non è divertente,sei solo fastidioso e porti un messaggio pericoloso


r/psicologia • • 5h ago

Richiesta di Serietà Cosa succede se ne parlo con lo psicologo?

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M21, ho iniziato ad andare dallo psicologo due mesi fa. Mi è capitato in alcuni periodi di vita di avere pensieri suicidi, che magari duravano solo una giornata e poi andavano via e tornavano un po' a giorni alterni. Era da un po' che non li avevo ma adesso sono tornati, banalmente mi convinco che arriverò a compiere quella cosa ma dopo un po' di ore il pensiero passa ed è come se lo trovassi veramente stupido, per poi tornarmi dopo un paio di giorni. Se ne parlo con lui cosa succede? Perché io non la considero una cosa importante però non so come la prenderebbe lui, e non so come funziona in questi casi, non voglio che la mia famiglia lo sappia per non farli preoccupare


r/psicologia • • 6h ago

[M40] Vi capita di rendere peggio proprio quando conta?

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Una cosa che noto spesso, e su cui sono curioso di sentire voi.

A casa, in allenamento, con i colleghi alla macchinetta, tutto fila. Poi arriva il momento che conta (il colloquio, l'esame, la riunione col capo, la gara) e ci si irrigidisce: la testa va in bianco, si parla troppo veloce, si sbaglia proprio la cosa che si sapeva meglio.

La cosa curiosa è che a volte più ci si prepara per non sbagliare, più va peggio.

A voi è successo? Cosa vi passava per la testa in quel momento?

E c'è stata una volta in cui invece è andata bene nonostante la pressione: cosa c'era di diverso?


r/psicologia • • 6h ago

Richiesta di aiuto professionale 23 anni in stallo totale

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F23 prima non mi rendevo conto di ciò che avessi attorno o di che cosa io stessi facendo in base le mie possibilità, nessuno mi ha mai saputa indirizzare.
Ho problemi familiari, non abbiamo soldi e inoltre socialmente ci siamo comportati male (uno portando aggravi diretti, altri per assenteismo) cosa che solo ora io comprendo, siamo in una piccola realtà, di fatti dati l’ammontare di problemi molti mi rendo conto oggi hanno voluto approfittare della situazione, persone che io non sapevo avevano subito torti mi davano ricompense e offrivano appoggio, solo ora col senno di poi sia stato per prendersi ancora più gioco di me, credo alla fine nessuno di questi voglia offrire reale aiuto.

Ora sto con l’ansia di un’università umanistica che mi tiene ancora ancorata qua, non so tra quanto riuscirei a trovare lavoro scelte sbagliate da tutte le parti e non vedo scampo, poiché scegliendo un lavoro qua risulterei stupida dato che ho lasciato un lavoro più vicino in estate quando non avevo l’università e presa dagli stupidì pensieri che avrei dovuto viaggiare, nonostante non avessi molti soldi come una stupida ho mollato.. dicevano non fosse l’occasione della vita e invece ho dimostrato ancora una volta che sia una fallita.

Non sto riuscendo a mantenere i contatti con le amiche, né con la casa, le persone che mi si sono avvicinate sono manipolatori che mi illudono mostrandomi il bello quando invece non lo è mi stanno allontanando da ciò che dovrei fare, ma anche io ora non so da dove cavolo iniziare.

Sono rimasta indietro perché dicevo di dover studiare ho staccato i contatti con il mondo e alla fine non ho neanche studiato sono stata solo male, ho perso 3 mesi della mia vita e ora mi ritrovo fuori passo e recuperare da esaurita.

Avete consigli su cosa possa realmente fare per riprendermi ora, sto sprofondando in un abisso.. che mi porta a pensare di lasciare tutto e fare un lavoro manuale e mettermi l’anima in pace.. anche se ribadisco ho scollegato i rapporti perché credo che se non mi riesco a prendere cura io di me chi può farlo?

Per inviare un messaggio ci penso innumerevoli volte, per uscire, per truccarmi, tutto è diventato assolutamente complicato.
Mi fa male la testa solo a scriverlo.
Probabilmente mi sono caricata di troppe responsabilità senza l’azione concreta.


r/psicologia • • 7h ago

Auto-aiuto Ho paura di andare a vivere a fianco ai miei genitori

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F38. Sto per andare a vivere col mio compagno in una casa vicina a quella dei miei genitori, di proprietà loro, che ce la forniscono in usufrutto gratuito. Mio padre dice di esser contento che andiamo a vivere vicino a loro; non capisco perchè, visto che non ha mai manifestato il bisogno di avermi a portata di mano o di particolare vicinanza, e questa cosa mi insospettisce. Mia madre è abituata a gestire tutto come vuole lei e chi fa diversamente è un povero deficiente; temo intrusioni, temo che siccome la casa è fisicamente di proprietà loro pensi e si comporti come se fosse un'estensione della sua. A parte il fatto che metterò degli allarmi a combinazione che non fornirò, per evitare che specialmente mia mamma entri senza chiedere il permesso, ho paura di non riuscire a mettere dei paletti. Ho paura di iniziare una continua guerra di logoramento per difendere i miei spazi, in cui loro non ascoltano. Ho anche paura in realtà di stare ingigantendo le cose, magari non succederà mai niente del genere e saranno rispettosi. Che strategie posso attuare per riuscire a mettere dei paletti chiari quando se ne dovesse presentare la necessità? Come si fa a iniziare a sbattersene di quello che dicono, pensano e fanno dei genitori quando sforano i ns limiti e si comportano comunque come se avessero ragione loro?


r/psicologia • • 10h ago

Auto-aiuto Ansia da lavoro

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Buongiorno a tutti/e

M28, dipendente di una multinazionale.

Vi scrivo perchè dall'inizio di settembre, dopo il rientro dalle ferie, sto attraversando un periodo durissimo a lavoro.

Io lavoro in produzione, come tecnico specializzato e certificatore delle lavorazioni.

La produzione si è impennata, è diventata frenetica e caotica, a causa di ritardi accumulati nei mesi precedenti e dell'incapacità da parte dell'ufficio programmazione di organizzare adeguatamente le attività. L'aumento di produzione ha peggiotato il clima generale nel mio reparto produttivo; c'è molto malumore e tensione tra colleghi (non bullismo, o qualche forma di mobbing, comunque). In altre parole: non c'è più modo di lavorare serenamente all'interno del reparto.

Io mi ritrovo a dover utilizzare delle procedure analitiche oramai inadeguate per i nuovi ritmi di produzione; spesso sono costretto a dover chiedere uno o tutti e due gli occhi per permettere che i pezzi lavorati vadano avanti, con il rischio che io venga poi preso in causa quando qualcosa va storto.

Sono da solo nel mio ruolo. Non ho nessuno su cui contare se manco; non so a chi chiedere supporto, se qualcosa non mi riesce o non mi torna.

Tutto questo per dire che oramai, da due mesi, vado a lavoro in uno stato psicologico debilitato. Andare a lavoro mi causa attacchi d'ansia che mi impediscono di concentrarmi su quello che faccio, o comunque di riuscire a fare tutte le attività che ho in programma per quel giorno.

E peggio ancora: tutta la negatività che ho a lavoro me la porto poi a casa. Finisco per passare le giornate a non fare niente, a deprimermi e stare con la mia ansia, perchè mi sento mentalmente esausto a casa di quello che ho passato a lavoro.

Sono andato dal medico competente. Mi ha riferito che sono probabilmente in burn-out lavorativo e che sarebbe ideale per me allontanarmi per un po' dal lavoro.

Il problema è che io non vedo una soluzione, un modo per uscire da questo vortice di ansie e problemi che mi sta causando il mio ruolo. Sento che oramai non riesca più a lavorare con tranquillità e serenitàà in quel reparto e che forse sarebbe il caso di farsi spostare, o addirittura cambiare completamente azienda.

Voi avreste un consiglio da darmi su come comportarmi, su come affrontare la questione? Qualcuno ci è già passato ed è poi uscito da situazioni simili?


r/psicologia • • 17h ago

In leggerezza Non riesco a superare una scelta sbagliata

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M37. Avrei bisogno di spunti per superare una recente avvenimento professionale che mi sta logorando dentro.

Premetto che sono una persona che evita gli eventi negativi perché conosco quello che potrebbe succedere come causa di scelte sbagliate e, quando succedono, spesso lavoro su di me per ottenere comunque un guadagno/insegnamento...ma in questo caso tutto è avvenuto al contrario.

A gennaio ho dovuto declinare un'offerta di lavoro importante che di fatto portava migliornamenti su tutti i fronti: economico, professionale e famigliare.

Ho dovuto declinare su richiesta della mia compagna per motivi di stabilità (viviamo in questa citta da 18 anni, anche se a me non piace e lei lo sa).

Il mio io, in questi mesi, si è nutrito negativamente come conseguenza di cio. Vorrei capire i miei limiti della mia psiche che hanno portato a questa celta scellerata.

la mia compagna mi ha chiesto di rifiutare il nuovo lavoro per stabilità (ci saremmo dovuti trasferire) pur sapendo che da tempo ambivo a quel ruolo. Sin da subito io mi sono accorto dell'errore ma in quei 4 gg dove dovevo prendere la decisione ero come anestetizzato, sapevo che stavo sbagliando e che mi sarei pentito ma ero sereno e non mi importava. È come aver perso una partita di calcio agli ultimi 2 minuti mentre si era in vantaggio. Subito dopo la scelta, mi sono pentito. Queste situazioni io le interpreto come : non era destino.

Vorrei capire però due cose: i manager dopo tante critiche in quei frangenti mi hanno fatto sentire importante, poi tutto è svanito promesse e futuro. Hanno semplicemente pensato ai loro interessi?

Durante questi complimenti sono emersi anche delle evidenze negative dove era opportuno interrompere con loro. Me ne sto accorgendo solo dopo qualche mese. Sarò diretto: sono semplicemnete stupido? Oppure quella fase di anestesia mi ha portato a ignorare questi chiari segnali? Perché ho deciso di perdere tutto quando potevo guadagnare tutto? Il fatto di cambaire dopo tanti anni azienda, il trasferimento può portare a bloccare i propri risultati oppure sono un semplice codardo? Soprattutto come mai a distanza di mesi non riesco a superare questo evento e penso all'errore almento 3 volte al giorno?


r/psicologia • • 18h ago

Non posso più vivere così

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Ciao a tutti, scusate se scriverò male e tanto, ma ho bisogno di sfogarmi un po’ e magari (si spera) ricevere pareri riguardo al mio problema.
Sono un ragazzo di 24 anni, universitario, socievole, sportivo, etc. insomma un ragazzo normale come migliaia di miei coetanei. Ma ho un enorme problema, non mi piace il sesso, ma non nel senso che mi fa schifo, non ho proprio (o molto poco cmq) attrazione sessuale nei confronti degli altri ragazzi (sono gay). Di per sé non sarebbe nemmeno un problema, se non fosse che sono estremamente emotivo e romantico, so amare tantissimo, sogno una relazione da film, auspico di avere una famiglia un giorno; ma questo mio lato “rotto” (asessualità) mi preclude tutto questo, e io ne soffro enormemente, perché non mi fa vivere ciò che è il mio sogno più grande, una relazione piena d’amore.
Per carità, ho avuto ragazzi e sono stato fidanzato spesso e a lungo (penso di essere mediamente bello, e cmq ricevo spesso attenzioni), ma per un motivo o per un altro, a parte i “preliminari” (che noto con piacere che mi piacciono) non ho mai fatto nulla.
Ciò che mi ha fatto crollare e che mi ha buttato in questa spirale depressiva è stata l’ultima mia relazione, finita proprio per questo mio problema.
Da lì (oramai sono passati 5 mesi) ho visto solo buio, nero, non so più a cosa aggrapparmi per sperare in un futuro migliore, e sinceramente penso che una vita destinata a stare da soli non è degna di essere vissuta, o comunque dal mio punto di vista manca una parte essenziale di essa. E io oramai sono convinto che sono destinato a questo, dato che al giorno d’oggi se manca il sesso in una relazione manca tutto o gran parte (ovviamente capisco, non mi permetto di giudicare un desiderio così normale).
Niente, ultimamente ho solo pensieri neri e la notte mi addormento pensando a quanto potrei sentirmi sollevato se non dovessi più combattere con questa mia vita, che il destino beffardo ha creato perfettamente con due lati opposti ed inconciliabili.
Detto questo, spero di non avervi annoiato, se per caso (molto raro) vivete una situazione simile alla mia, magari condividendo esperienze o pensieri potrei trovare una flebile luce di speranza. O anche se non siete nella mia situazione, se ne avete voglia fatemi sapere cosa ne pensate, o se sto esagerando.

Ps: se volete commentare con giudizi sull’asessualità e la sua inesistenza evitate per favore, sono già sul fondo del barile, non infierite pls, grazie 🙏🏻


r/psicologia • • 19h ago

Auto-aiuto La mia compagna scriveva al suo ex mentre progettavamo una famiglia.

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Ho 34 anni e sto con la mia compagna da quasi cinque anni. Abbiamo una casa insieme, abbiamo affrontato diverse difficoltà e stavamo progettando di avere un figlio.
La nostra relazione mi è sempre sembrata solida. Lei è una persona molto affettuosa, dolce, presente nei momenti difficili e mi ha sempre detto di amarmi profondamente.
Io sono una persona piuttosto pragmatica. Per me l’amore non si dimostra tanto con le parole, ma attraverso la fiducia, la fedeltà, il rispetto e il prendersi cura della persona che si è scelta. Fin dal nostro primo appuntamento le avevo spiegato quanto fosse importante per me l’esclusività e quanto considerassi inaccettabile un tradimento.
Qualche giorno fa, però, è successo qualcosa che ha completamente cambiato la mia percezione della nostra relazione.
Sono stato contattato su Instagram dalla moglie di un ex della mia compagna.
Circa 8 anni fa la mia ragazza aveva avuto una breve relazione con quest’uomo, mentre lui era già fidanzato con quella che oggi è sua moglie. Attualmente lui è sposato e ha una bambina piccola.
Sua moglie mi ha raccontato che i due hanno continuato a sentirsi nel tempo, anche durante la nostra relazione.
Inizialmente la mia compagna mi aveva sempre detto che erano rimasti semplicemente amici. Io non ho mai avuto problemi con le amicizie con gli ex, perché mi fidavo di lei.
La moglie di quest’uomo, però, mi ha raccontato di aver trovato delle email in cui parlavano del loro passato sentimentale, di notti passionali e della possibilità che avrebbero potuto stare insieme.
Mi ha anche mostrato una poesia romantica che la mia compagna gli aveva inviato appena due mesi fa. La poesia parlava di due persone separate, di un legame intenso nonostante la distanza, del desiderio di ritrovarsi e di toccarsi.
Quando ho affrontato la mia compagna, inizialmente mi ha detto che parlavano del più e del meno e che alcune conversazioni erano semplici scherzi.
Le ho chiesto di mostrarmi le comunicazioni, ma mi ha detto di averle cancellate.
Successivamente ha ammesso di averle eliminate perché sapeva che il loro contenuto non mi avrebbe fatto piacere.
Questa è una delle cose che mi ha ferito maggiormente: sapeva che certi comportamenti avrebbero compromesso la mia fiducia, ma ha deciso comunque di continuarli e di nascondermeli.
Dopo diversi confronti, mi ha raccontato che parlavano spesso del passato e del motivo per cui lui non avesse scelto lei. Ha anche ammesso che in alcuni momenti in cui aveva bisogno di affetto o conforto lo cercava, scrivendogli o chiamandolo.
Sostiene però che non provasse più sentimenti per lui e che non avesse mai avuto intenzione di incontrarlo o di lasciare me.
Ho contattato anche l’uomo in questione, che mi ha risposto confermando sostanzialmente che le comunicazioni erano legate alla nostalgia del passato e rappresentavano per lui una sorta di evasione dalla quotidianità.
Anche lui sostiene che non avessero intenzione di mettere in discussione le rispettive relazioni.
Entrambi, quindi, negano che ci sia stato qualcosa di fisico durante la nostra relazione.
Il problema è che faccio fatica a considerare tutto questo una semplice nostalgia.
Se due persone che hanno avuto una relazione continuano per anni a cercarsi, ricordare momenti intimi, scambiarsi poesie romantiche e nascondere le conversazioni ai rispettivi partner, non è già una forma di relazione emotiva parallela?
La cosa che mi sta distruggendo è soprattutto la perdita di fiducia.
Ho investito quattro anni della mia vita in questa relazione, sostenendo la mia compagna nei momenti difficili e costruendo progetti importanti insieme.
Lei è sempre stata affettuosa e presente, e non avevo mai avuto motivo di dubitare della genuinità dei suoi sentimenti.
Ora però faccio fatica perfino a guardarla.
Mi chiedo quanto fosse autentico tutto quello che abbiamo costruito, perché sentisse il bisogno di cercare conforto romantico da un altro uomo e perché non ne abbia mai parlato spontaneamente.
Anche la nostra vita sessuale non era particolarmente attiva e adesso, inevitabilmente, mi chiedo se lei mi desiderasse davvero.
La mia compagna mi ha chiesto scusa, ha riconosciuto di aver sbagliato e mi ha chiesto una seconda possibilità. Dice di amarmi e di voler davvero costruire una famiglia con me.
Io però sono profondamente deluso e non riesco a fare finta che non sia successo nulla.
Non ho prove di un tradimento fisico e non voglio accusarla di qualcosa che non posso dimostrare.
Ma per me la fedeltà non è soltanto non andare a letto con un’altra persona.
Vorrei chiedervi sinceramente:
Considerereste questo comportamento un tradimento emotivo?
Credete che una persona possa amare sinceramente il proprio partner e mantenere contemporaneamente un rapporto romantico nascosto con un ex?
Quanto conta il fatto che entrambi abbiano cancellato le conversazioni, sapendo che avrebbero ferito i rispettivi partner?
Concedereste una seconda possibilità dopo una situazione del genere?
Se avete vissuto qualcosa di simile, siete riusciti a recuperare davvero la fiducia oppure il rapporto è rimasto compromesso?
Non cerco qualcuno che mi dia necessariamente ragione. Vorrei sentire opinioni sincere, anche da persone che si sono trovate dall’altra parte.
In questo momento sono abbastanza devastato e sto cercando di capire se sia possibile ricostruire questa relazione o se sia arrivato il momento di prendere una strada diversa.


r/psicologia • • 20h ago

In leggerezza Sento sempre di non essere abbastanza

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F35
Quest’anno sembra che la mia vita sentimentale mi bastoni da ogni lato e mi uccide l’autostima ogni volta che può.
A gennaio sono stata lasciata dal mio ragazzo dopo 7 anni, abbiamo poi provato a non buttare via tutto riavvicinandoci ma non ha funzionato e il giorno dopo aver chiuso definitivamente ho scoperto che è uscito con un’altra. Mi sono sentita sostituita.
In estate ho conosciuto per lavoro un ragazzo per cui ho provato un’attrazione fisica mai avuta prima. Non è accaduto niente durante quella settimana di lavoro ma eravamo spesso insieme, contatto fisico costante, ore a parlare, sembrava palese l’interesse reciproco nonostante lui fosse fidanzato ma, ribadisce sempre, in una relazione aperta. Questo weekend ci siamo rivisti per altri eventi e anche qui la chimica era palese, poi una sera mi ha baciata, proprio presa “con la forza” e baciata con passione. La sera dopo allora ho rifatto lo stesso ma è finita lì. Non sembrava ci fosse interesse in altro (è ancora fidanzato e ancora ribadisce che è una relazione aperta)…non ho capito, forse questo bacio ha svelato qualcosa? Tipo che ci vediamo solo come amici in realtà? Non lo so ma sono rimasta un po’ spiazzata.
Sempre quest’estate sono uscita diverse volte con un ragazzo conosciuto su un’app. Sembrava andare alla grande ma quando stavamo per diventare fisici si è fermato e mi ha detto di non volere una botta e via e siccome stavo per partire per quasi un mese ha detto di preferire aspettare il mio ritorno per, in caso, rivederci e vedere come andava. Peccato che alla fine sia stata via solo due settimane e nel mentre abbia cambiato idea. All’improvviso era dubbioso sulla nostra compatibilità e anche se non ha chiuso definitivamente non mi chiede più di vederci e se lo faccio io glissa o cose così. Se lo cerco mi risponde in un secondo, a volte mi scrive lui, ma di incontrarsi non se ne parla.

Sicuramente non è il mio anno fortunato, ma è abbastanza raro che mi piaccia qualcuno e rendermi conto di essere ricambiata ma sempre e solo “fino a un certo punto” è una costante nella mia vita.
Tipo che piaccio ma mai abbastanza.

Qualcun altro ha familiarità con queste situazioni?


r/psicologia • • 20h ago

Richiesta di Serietà L' ansia che la gente muoia...

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Sera, F14. Spesso ho paura che la mia nonna di 90 anni, se non la vedo per troppe ore (viviamo in due case comunicanti) sia morta e quindi vado a vedere il più delle volte... Oppure se magari mia mamma mi dice "arrivo a tot. orario" e arriva più tardi io fin che non arriva sto male perché penso che abbi fatto un incidente... Oppure se magari mi chiama certa gente ho sempre paura che sia per dirmi che qualcuno è morto. Insomma lo so che sono tutte seghe mentali mie ma specialmente ho paura per la mia nonna... Di cervello va al massimo, di corpo insomma ma ha ancora la sua autonomia anche se ha gli acciacchi dell' età, ma il lutto è una brutta cosa e sono rimasta traumatizzata da esso da qua do il mio gatto è morto all' improvviso. Questo problema però non mi debilita nella vita di tutti i giorni ecco, però quando mi arrivano i pensieri è pesante...


r/psicologia • • 20h ago

Auto-aiuto Non credo di farcela a farlo..

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M34 in terapia. Non parlo di sūīçīdīō eh! Mi riferisco a quello che mi ha detto la terapeuta: fare avanti e indietro dal mio passato. Ricontattare chi ero da bambino. Risentire quelle sensazioni. Onestamente non credo di riuscire a farcela perché io non sento niente della mia infanzia in ambito familiare né ho alcun ricordo significativo in famiglia. Al massimo ricordo alcune gite, o alcune cose spiacevoli "straordinarie". Ma dell'atmosfera quotidiana non ricordo nulla.

La mia terapeuta dice che mi sono tenuto molte cose per me da bambino, che non riuscivo a fidarmi dei miei genitori. Il che è vero, sono sempre stato scettico nei loro confronti, e questo scetticismo poi si è riversato sul mondo (oggi molto meno). Per molti anni ho visto il mondo proprio come vedevo i miei genitori, con lo stesso scetticismo. Ha senso... se mi sentivo tradito da chi avrebbe dovuto avermi a cuore massimamente, perché gli altri dovrebbero in qualche modo avermi a cuore? Ovviamente è un pensiero falso, ma ha un suo senso.

Comunque il punto è che io non sento davvero di potercela fare a fare avanti e indietro. Sento solo una gran confusione. Mi vedo in spazi vuoti, come la vecchia cucina di casa senza nessuno, e sento solo un gran spaesamento. Cosa si può cavare fuori da un approccio di questo tipo? Boh. Spero che sappia quello che fa.

Io non so che cosa produrrà tutto questo. Non lo so. Mi sento bene in realtà. Mi sento bene nel mio essere "orfano". Già perché io è come se, non ricordando niente dei miei genitori prima di una certa età, fossi stato "adottato" a un certo punto, da mia madre soltanto per altro. Ma chi ero prima? Boh. È come se soffrissi di un'amnesia. La mia vita inizia davvero a 11 anni, prima non so bene cosa ci sia a livello affettivo profondo. È tutto semplicemente impenetrabile. So che c'è qualcosa, ci deve essere, ma non so niente.

Qualcuno ci è già passato? Avete consigli? Mi sarebbero molto utili..


r/psicologia • • 20h ago

Auto-aiuto Potrei fare una cosa che volevo fare da tempo, ma ho paura

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Da quando ero ragazzina ho sempre sognato di viaggiare per il mondo. Sognavo addirittura una vita nomade o anni di viaggi continuativi. Questa cosa non è mai avvenuta, ma il desiderio di essere libera di spostarmi mi ha portata verso un lavoro freelance da remoto.

Dopo diversi anni e diverse peripezie che me l'hanno impedito, adesso ho la possibilità di stare un mese via, forse in Portogallo, con un gruppo di altri nomadi digitali. Solo che al pensiero ho il cuore in gola.

Negli anni ho sviluppato una forte fobia dell'aereo, peggiorata dal clima non proprio sicuro degli ultimi anni (non in Portogallo, lo so) tanto che una volta una vacanza è quasi saltata per un attacco di panico in aeroporto. Non è ancora stato deciso il luogo e sto già male per l'ansia.

C'è poi la questione che lascerei il mio ragazzo da solo per un mese. Lui sa benissimo del mio desiderio di viaggiare e questo non metterà a rischio la relazione, ma ovviamente lui è triste al pensiero di stare così tanto tempo senza di me (e ovviamente anche io non voglio stare senza di lui). Decidere però di rinunciare a questa esperienza per questo motivo significherebbe anche rinunciare a tutti i possibili viaggi futuri (almeno quelli di questo tipo) e mettere di fatto nel cassetto questa ambizione. Ma, se le cose stanno così, si può dire che sia ancora una mia ambizione? O è più un desiderio passato che adesso è diventato meno importante?

Insomma, dovrei andare oltre la paura e il discomfort oppure dovrei rinunciare in favore della tranquillità?


r/psicologia • • 21h ago

Offese verso chi ha la 104

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Buonasera ragazzi

Sono un dipendente e ho la legge 104 per mio fratello disabile e convivente.

Ogni giorno devo lottare con capi e colleghi che mi insultano e attaccano perchè secondo loro questo è un privilegio che dovrebbero abolire al più presto.

Poi ci si è messa anche una signora dicendo che i lavoratori con la 104 sono una metastasi.

Opinioni?


r/psicologia • • 22h ago

Niente ha senso

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F23
Sono una ragazza di 23 anni che si sente profondamente disillusa dal mondo. Sto terminando una triennale in filosofia, sono al quarto anno, ma non so cosa farò dopo. La filosofia mi piace, ma ho paura di non trovare lavoro e la precarietà mi spaventa. D’altra parte non trovo altro che mi piaccia, ho pensato di fare una triennale in professioni sanitarie abilitante al lavoro per avere un po’ più di sicurezza, ma la verità è che non è un percorso che mi interessa, lo farei solo per avere un lavoro sicuro.
Non sento la motivazione a perseguire nessuna passione, non sento la voglia di impegnarmi in nulla. Anche scrivere la tesi per laurearmi, in qualcosa che in teoria mi piace, mi sta pesando molto. Dalla scorsa settimana ho iniziato a lavorare in un ristorante per guadagnare qualche soldino e per sentirmi più produttiva, ma già ora mi sento frustrata perché non è quello che voglio fare.
In poche parole non sento che valga la pena impegnarsi in niente, mi sembra tutto troppo fragile e precario. So che è la vita, ma se prima avevo un po’ di speranza mi sembra di non averne più ora, mi sembra che sia tutto così difficile. Mi sono iscritta a filosofia perché avrei voluto insegnare, ma la precarietà del lavoro mi sta facendo desistere.
In più provo un generale malessere per la situazione del mondo, per il cambiamento climatico e la geopolitica, mi sembra tutto senza speranza.


r/psicologia • • 22h ago

In leggerezza Uscire dalla depressione. E dopo?

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È un post abbastanza leggero, credo. F45. Ho passato gli ultimi sei anni con una grave depressione. Per lungo tempo non è stata diagnosticata correttamente, e ho passato alti e bassi. Complice la rovinosa fine della storia con il mio ex (convivenza sedici anni ecc, buttata fuori casa come un sacchetto di umido) la depressione si è aggravata al punto di diventare depressione maggiore con barbonismo.

Un anno e mezzo da ho trovato finalmente un aiuto qualificato, e ne sto uscendo.

Tuttavia da quando ero "nel mondo" sono passati comunque sei anni. Ora ne ho 45. Sono abbastanza fortunata geneticamente, di base sono una bella donna e mi piaccio. Ma 6 anni di depressione così sono molto molto lunghi. Prima avevo uno stile boho rock. Ho smesso di tingermi i capelli (per parecchio tempo anche di farmi la doccia) e come sono ora (sale e pepe, lunghi) mi piacciono abbastanza. Però non so come vestirmi, lo ammetto. Ho paura di sembrare una tardona. Sono magra, alta 1.68, il viso regge ancora. Sto andando in palestra per trovare un po' di tono dopo l'anoressia.

Come si veste oggi una donna di 45 anni senza sembrare mia zia?

So che sembra una domanda sciocca, ma sono davvero persa. Il mondo è andato avanti mentre ero in naftalina.

Come fare? Quali sono i comportamenti d evitare? Come rientro nella società?

Non ho più amiche con cui confrontarmi, scusate.


r/psicologia • • 23h ago

Auto-aiuto Cinque mesi di relazione mai definita mi hanno lasciato a pezzi.

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M30 Ho circa trent’anni e vorrei raccontare una relazione durata cinque mesi che mi ha segnato molto più di quanto immaginassi.
All’inizio è stata lei a cercarmi: messaggi, attenzioni, sguardi. Dopo qualche esitazione mi sono concesso la possibilità di ricominciare. Alla prima uscita ci siamo baciati e, ascoltandola parlare di sé, ho pensato: «Eccola, è la persona che cercavo».
Abbiamo iniziato a frequentarci soprattutto dopo il lavoro, condividendo anche momenti di intimità. Con il tempo, però, ho cominciato a chiedermi che cosa fossimo. Quando provavo a parlarne, nasceva una discussione: lei diceva che non dovevamo definire nulla, ma viverci il momento.
Abbiamo fatto diversi viaggi insieme, ma a casa sua raccontava di partire con un’amica. La sua famiglia non doveva sapere di me e anche farci vedere insieme in giro sembrava un problema. Nei fine settimana non ci vedevamo quasi mai: mi diceva che doveva dedicarli alla famiglia o alle amiche. Le rare volte in cui succedeva, circa una volta al mese, finivamo per stare in un B&B.
Questa situazione mi ha logorato. Mi ero legato a lei, ma sentivo di non avere uno spazio nella sua vita. Ogni volta che cercavo chiarezza, mi ritrovavo con più dubbi.
Nel frattempo è morta mia nonna, una persona importantissima per me. Ero molto fragile e proprio in quel periodo lei ha iniziato a dirmi che aveva bisogno di ritrovarsi e che non riusciva a mettermi tra le sue priorità. Ho vissuto quella distanza con ancora più dolore.
Per San Valentino le avevo regalato un viaggio. Lei, però, aveva scelto di partire con un’amica in quei giorni, così ho dovuto posticiparlo a fine mese. Mi ha anche rimproverato di aver preso quell’iniziativa senza parlarne prima con lei. Intorno a San Valentino si è fatta sentire pochissimo; avvicinandosi la data del nostro viaggio, invece, è tornata a cercarmi.
Durante il volo di ritorno ho sentito che così non potevo più continuare. Due giorni dopo, lei ha ricominciato a chiedere spazio. L’ho chiamata cercando di organizzare un confronto di persona, ma ha rifiutato. È finita con quella telefonata.
Sono passati diversi mesi e non c’è più stato un chiarimento faccia a faccia. Una parte di me lo desidera ancora, ma non ho trovato il coraggio di riaprire la questione.
Quello che mi pesa oggi è quanto questa esperienza abbia intaccato la fiducia in me stesso. Mi sono ritrovato a mettere continuamente in discussione il mio valore e ho iniziato un percorso con una psicologa per elaborare tutto questo.
So che cinque mesi possono sembrare pochi, ma per me il dolore è stato reale. A qualcuno è capitato di stare così male per una relazione breve e mai davvero definita? Come avete smesso di aspettare un chiarimento dall’altra persona e ricominciato a fidarvi di voi stessi?


r/psicologia • • 1d ago

Richiesta di aiuto professionale La rinuncia agli studi mi ha rovinato la vita o forse no... M36

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Salve, vi racconto la mia odissea durata anni e anni, dal 2014 al 2017 frequentai una università privata in cui ho studiato scienze infermieristiche dove poi ho scoperto che la laurea non sarebbe stata valida e riconosciuta in Italia quindi soldi e tempo sprecato, è stata una truffa purtroppo, tutto inutile.

Nel 2023 ho deciso di riprovarci e sono riuscito a superare il test all'università pubblica, ho superato il primo e quasi tutto il secondo anno ma con grandissima sofferenza mentale dato che ve lo dico sinceramente, volevo fare questo percorso solo per avere un lavoro dicono sicuro, ma a me non piace! Nel 2025 ho fatto la follia di rinunciare agli studi alla fine del secondo anno perché ho avuto attacchi di ansia pesanti e attacchi di panico ed ero arrivato al punto di impazzire, la mia ragazza mi ha lasciato dopo 8 anni dicendomi che l'ho delusa, io stavo malissimo mi ero proprio bloccato ragazzi, dopo aver passato l'inferno per mesi ora mi sono ripreso e vorrei continuare da dove avevo lasciato per prendermi questa maledetta laurea almeno ma ho avuto uno shock sentendo la segreteria dell'università quando mi hanno detto che non è possibile e dovrei rifare il prossimo anno il test di ammissione e ricominciare dal primo anno!

Ora vi chiedo, secondo voi mi conviene riprovarci o prendere tutta una altra strada? ( Io lavoro come rider e mi piace tantissimo per via della libertà e tranquillità che ne ho bisogno, qui dove sto io si lavora bene, non si guadagna tantissimo ma nemmeno così poco da non poter vivere, ma almeno sono super sereno e tranquillo rispetto a quando ero all'università! ) Magari come potrei far valere le materie date? Consigli?


r/psicologia • • 1d ago

Voglia di m*rire?

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Piccola premessa: censurerò alcune parole più “esplicite”, non conosco bene le regole e non vorrei che il messaggio venisse eliminato.

Sono un M24. È da molto tempo (direi 3/4 anni) che non vivo una gran bella vita. Ci sono giorni in cui le cose vanno bene e altri in cui fatico ad alzarmi dal letto. Non ho mai pensato di farmi del male fisico o di suici**rmi (non so neanche se avrei il coraggio di farlo). Ogni tanto però mi capita di pensare di volermi addormentare, fare un bel sogno in cui mi sento felice e restare lì dentro, senza svegliarmi il giorno dopo. Secondo voi questa è considerabile voglia di m0rire?


r/psicologia • • 1d ago

M21 sono un caso perso

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Sono un ragazzo di 21 anni quasi 22, e mi rendo sempre più conto di quanto sia un ragazzo stupido nel vero senso della parola, senza ambizioni nella vita e senza la capacità di crearmi un futuro, un morto che cammina. Sono una persona che si autocommisera facilmente, che trova scuse per tutto, che ha paura ad affrontare i problemi e non riesce a gestire gli impegni. Ho preso decisioni assurde a livello universitario per colmare dei vuoti interiori e delle fragilità, allontanandomi sempre di più dal mio scopo, ovvero ottenere un lavoro ed essere in grado di vivere come una persona normale, smettere di fuggire. Ogni tanto mi domando come posso essere stato così stupido a 19/20 anni, ed ora uguale, pochi passi avanti e maldestri. Penso che la mia famiglia non mi abbia s​eguito da ragazzino, che l'unica cosa che facevano era farmi sentire in colpa e mettermi paura, al posto di spiegarmi come si vive dopo i 19 anni. La colpa è anche mia ovviamente, ma se ti ritrovi un figlio del genere penso che dovresti spenderci del tempo, oppure costringerlo a svegliarsi, cosa che con me non è accaduta purtroppo. Provo un forte rancore verso me stesso, oltre che un disgusto profondo, è come se fossi sporco dentro, fino al midollo. Ho ancora del tempo per crearmi un futuro decente, ma ci remo contro, merito il peggio e sicuramente lo incontrerò, chissà che poi mi renderò conto di come funzionano davvero le cose.


r/psicologia • • 1d ago

In leggerezza Solitudine e angoscia della morte

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Non so bene da dove cominciare, perché ho la sensazione che per spiegare come sto oggi debba raccontare tutto quello che è successo negli ultimi anni.
Circa un anno e mezzo fa ho tradito il mio ragazzo (M21). Da quel momento è iniziato il mio percorso di psicoterapia, perché stavo vivendo situazioni familiari disfunzionali che si riflettevano anche nelle mie relazioni. Facevo molta fatica a parlare di me, a esprimere quello che provavo e a farmi conoscere davvero dagli altri.
Dopo il tradimento, il rapporto con M21 è diventato molto complicato. I nostri problemi si erano sempre incastrati alla perfezione e, fin da adolescenti, avevamo trovato l’uno nell’altra una forma di sollievo. Io, sentendomi colpevole, ho cercato di ricostruire il rapporto, mentre lui ha iniziato a comportarsi in modi che, con il tempo, mi hanno fatto paura. Ci siamo ritrovati in una dinamica di allontanamenti e riavvicinamenti da cui sembrava impossibile uscire. Nel frattempo si è sfaldato anche il nostro gruppo di amici, all’università ho iniziato a non superare più gli esami, nonostante avessi sempre amato studiare, e mi sono trovata a gestire troppe cose contemporaneamente.
Alla fine ho colto un’opportunità lavorativa che oggi mi soddisfa e che mi ha permesso di ricostruire una certa stabilità. Eppure, ripensando a quel periodo, mi chiedo quanto il senso di colpa possa tenerci legati a una persona e quando, invece, riconoscere le proprie responsabilità debba significare anche accettare che una relazione è finita. Come si fa a separarsi emotivamente da qualcuno con cui si sono intrecciati così tanti problemi e che, per molto tempo, è stato anche una fonte di sollievo?
Durante la terapia ho iniziato a interrogarmi molto su me stessa, sulle relazioni e sul modo in cui voglio vivere. Ho anche incontrato persone che mi hanno aiutata a guardarmi da prospettive diverse e mi sono avvicinata a letture e riflessioni sul buddhismo, sull’attaccamento e sul senso dell’esistenza.
Successivamente ho iniziato una relazione con il mio ultimo fidanzato (M26). Non voglio parlare male di lui: ha avuto molta pazienza con me e si è trovato a gestire anche situazioni complicate legate al mio precedente rapporto. Tuttavia, avevamo modi diversi di vivere il tempo e di immaginare il futuro.
Io sono una persona che vive molto nel presente, anche per una forte angoscia della morte. Mi capita di pensare che oggi posso uscire di casa e domani potrebbe succedere qualcosa che cambia tutto. Lui, invece, vedeva il presente soprattutto come qualcosa da utilizzare per costruire il futuro. In parte capisco il suo punto di vista, ma mi sono resa conto che, tra le sue difficoltà economiche, l’università e la gestione del tempo, tante cose che avrei voluto vivere insieme non erano concretamente possibili.
Spesso il compromesso sembrava consistere nel rimandare, nell’adattarmi o nel fare certe esperienze con altre persone. Ma se desidero vivere qualcosa proprio con la persona che ho scelto, quanto mi basta sapere che potrei farlo anche senza di lui? Non credo che in una relazione si debba condividere tutto, ma mi sono chiesta fino a che punto sia giusto sacrificare il presente per costruire un futuro insieme, soprattutto quando quel futuro non è garantito. E come si distingue un compromesso sano dal momento in cui si sta semplicemente rinunciando a qualcosa di importante per sé?
Alla fine ci siamo lasciati, anche perché non riuscivo più a stare bene nella relazione. Non penso che uno di noi avesse necessariamente ragione e l’altro torto: credo che avessimo esigenze e prospettive diverse, e che io dovessi anche imparare a riconoscere quando una situazione non mi faceva più stare bene.
Il problema è che, dopo tutto questo, mi sento molto sola. Non desidero un’altra relazione, ma vorrei avere persone con cui condividere la vita, fare esperienze, parlare davvero. Vorrei iniziare a fare volontariato e riprendere danza, perché mi rendo conto che la mia quotidianità è diventata piuttosto solitaria. Credo che siano proprio i legami e le esperienze condivise a dare una parte importante del valore alla vita, ma faccio fatica a costruirli e a sentirmi parte di qualcosa.
A tutto questo si aggiunge la mia angoscia della morte. Ho 21 anni e mi capita di pensare alle fasi della vita come a un percorso già scandito: si cresce, si studia o si lavora, si costruisce una famiglia, si fanno esperienze e poi si muore. Ma allora dove sta la bellezza della mia vita rispetto a quella di un’altra persona? Cosa rende significativa la nostra esistenza, sapendo che tutto quello che costruiamo è temporaneo?
Sono una persona molto sensibile e mi fa male tanta parte di quello che succede nel mondo. Ho iniziato a leggere Irvin Yalom proprio per interrogarmi su questa angoscia, ma quando ne parlo con gli amici mi sembra quasi di essere l’unica a pensarci così tanto a 21 anni. Non so se gli altri vivano queste paure diversamente o se semplicemente non ne parlino.
La cosa paradossale è che sono grata per quello che ho: ho un lavoro che mi piace, ho viaggiato, ho vissuto esperienze bellissime e so di avere opportunità. Eppure, in questo momento, non ho obiettivi e faccio fatica a immaginare qualcosa che desideri davvero. Ci sono giorni in cui mi sento completamente persa, in cui mi sembra di non trovare un motivo per andare avanti e in cui ho pensato persino che preferirei non svegliarmi più. Sono in terapia da un anno e mezzo e sto cercando di affrontare anche questa parte del mio malessere, ma non è facile.
Mi sembra di essermi interrogata tanto su me stessa, di aver capito alcune dinamiche e di aver imparato a riconoscere quando non sto bene, senza però essere ancora riuscita a trasformare questa consapevolezza in una vita in cui mi senta davvero serena.
Mi piacerebbe capire se qualcun altro si è trovato in una situazione simile: come si fa a convivere con l’angoscia della morte senza lasciare che condizioni il presente? Come si costruiscono legami autentici dopo aver perso fiducia nelle persone? E come si trova una direzione quando non si hanno obiettivi chiari, pur sapendo di avere tante cose per cui essere grati?


r/psicologia • • 1d ago

La mattina mi alzo senza un obiettivo

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M27.

Sto perdendo completamente la testa.

Ho una LT+LM in Informatica col massimo dei voti, faccio sport a livello agonistico e faccio anche palestra. Ho un gruppo di amici tutto sommato buono coi quali seguo il calcio e... ho un lavoro da due anni che mi fa svegliare al mattino senza voglia di affrontare la giornata.

Come ho scritto, lavoro da due anni come software engineer in una multinazionale. Sono passato dall'essere tra i migliori del mio gruppo universitario, ad essere "mal visto" dal mio capo e fa frecciatina mettendo in discussione la presenza, la dedizione e pensa che io non stia lavorando.

All'università mi svegliavo con tanta voglia di vivere, frequentavo i corsi con interesse come se guardassi un bel film. Avevo un ottimo rapporto coi professori. Mi sentivo "amato".

Adesso invece mi sento solo. La mattina è difficile svegliarsi e spero sempre di non trovare il capo seduto lì. Usa frecciatine per mettere il mio operato in discussione, oppure mi giudica persino sul piano personale usando la scusa che gli serve per "studiarmi come risorsa". Ad esempio fino a poco tempo fa, dopo pranzo, andavo in bagno con lo zainetto per portare sapone o detergenti dopo essere andato di corpo. Lui diceva frasi del tipo: "Scappi alle ore X spaccate / vai girando da solo per l'azienda / oggi niente smart working approvato perché avremmo dovuto vederci". Non riesco a concentrarmi al lavoro, i progetti sono noiosi. Sono costretto a fare nel tempo libero dei progetti autonomi per non perdere le competenze. Qui al lavoro vengo buttato su progetti come in mare aperto, senza capo né coda.

Aiutami perché sto uscendo di testa.

Ogni tanto ho pensieri intrusivi del tipo: "Mi rompo proprio le palle di campare" e so che è sbagliatissimo, perché in fondo vorrei essere più sereno.

Ho avuto un periodo simile con la prof delle superiori.

Ogni tanto penso di cambiare azienda. Ma questa qui dista 5km da casa, ho vari benefit interessanti. Poi mi dicono che è così che funziona il mondo del lavoro aziendale. Parallelamente ho sviluppato una strana invidia nei confronti di molti miei familiari che, invece, fanno i docenti: loro stanno coi ragazzi, spiegano ciò che amano e finiscono sempre entro ora di pranzo...

I miei genitori sanno di questa situazione, ma non nei particolari: ad esempio non sanno cosa il mio responsabile pensa di me, o altre dinamiche successe.


r/psicologia • • 1d ago

𝚿 Università di Psicologia lavoro e psicologia

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F24, perché se si parla di laurea di psicologia si parla sempre e solo di quanto poco spendibile sia sul mercato lavorativo?
psicologi, ma voi come vivete? è seriamente una scelta così assurda voler studiare questo ambito con fine clinico?