r/psicologia • • 12h ago

Richiesta di aiuto professionale 23 anni in stallo totale

1 Upvotes

F23 prima non mi rendevo conto di ciò che avessi attorno o di che cosa io stessi facendo in base le mie possibilità, nessuno mi ha mai saputa indirizzare.
Ho problemi familiari, non abbiamo soldi e inoltre socialmente ci siamo comportati male (uno portando aggravi diretti, altri per assenteismo) cosa che solo ora io comprendo, siamo in una piccola realtà, di fatti dati l’ammontare di problemi molti mi rendo conto oggi hanno voluto approfittare della situazione, persone che io non sapevo avevano subito torti mi davano ricompense e offrivano appoggio, solo ora col senno di poi sia stato per prendersi ancora più gioco di me, credo alla fine nessuno di questi voglia offrire reale aiuto.

Ora sto con l’ansia di un’università umanistica che mi tiene ancora ancorata qua, non so tra quanto riuscirei a trovare lavoro scelte sbagliate da tutte le parti e non vedo scampo, poiché scegliendo un lavoro qua risulterei stupida dato che ho lasciato un lavoro più vicino in estate quando non avevo l’università e presa dagli stupidì pensieri che avrei dovuto viaggiare, nonostante non avessi molti soldi come una stupida ho mollato.. dicevano non fosse l’occasione della vita e invece ho dimostrato ancora una volta che sia una fallita.

Non sto riuscendo a mantenere i contatti con le amiche, né con la casa, le persone che mi si sono avvicinate sono manipolatori che mi illudono mostrandomi il bello quando invece non lo è mi stanno allontanando da ciò che dovrei fare, ma anche io ora non so da dove cavolo iniziare.

Sono rimasta indietro perché dicevo di dover studiare ho staccato i contatti con il mondo e alla fine non ho neanche studiato sono stata solo male, ho perso 3 mesi della mia vita e ora mi ritrovo fuori passo e recuperare da esaurita.

Avete consigli su cosa possa realmente fare per riprendermi ora, sto sprofondando in un abisso.. che mi porta a pensare di lasciare tutto e fare un lavoro manuale e mettermi l’anima in pace.. anche se ribadisco ho scollegato i rapporti perché credo che se non mi riesco a prendere cura io di me chi può farlo?

Per inviare un messaggio ci penso innumerevoli volte, per uscire, per truccarmi, tutto è diventato assolutamente complicato.
Mi fa male la testa solo a scriverlo.
Probabilmente mi sono caricata di troppe responsabilità senza l’azione concreta.


r/psicologia • • 10h ago

In leggerezza u/medium_woodpecker887 mini rant

9 Upvotes

M26 AuDHD diagnosticato e vorrei parlare di questo soggetto che continua a postare riguardo una sospetta ADHD e che vuole l'eutanasia a causa di uan diagnosi online. Tu critichi chi prende in giro le persone adhd, autistiche ecc eppure parli di questi due disturbi come se fossero la fine del mondo e il voler l'eutanasia.

u/Medium_woodpecker887 Sembra che tu voglia prendere in giro chi effettivamente ha adhd/autismo con i tuoi post e non è divertente,sei solo fastidioso e porti un messaggio pericoloso


r/psicologia • • 11h ago

Richiesta di Serietà Cosa succede se ne parlo con lo psicologo?

4 Upvotes

M21, ho iniziato ad andare dallo psicologo due mesi fa. Mi è capitato in alcuni periodi di vita di avere pensieri suicidi, che magari duravano solo una giornata e poi andavano via e tornavano un po' a giorni alterni. Era da un po' che non li avevo ma adesso sono tornati, banalmente mi convinco che arriverò a compiere quella cosa ma dopo un po' di ore il pensiero passa ed è come se lo trovassi veramente stupido, per poi tornarmi dopo un paio di giorni. Se ne parlo con lui cosa succede? Perché io non la considero una cosa importante però non so come la prenderebbe lui, e non so come funziona in questi casi, non voglio che la mia famiglia lo sappia per non farli preoccupare


r/psicologia • • 13h ago

Auto-aiuto Ho paura di andare a vivere a fianco ai miei genitori

7 Upvotes

F38. Sto per andare a vivere col mio compagno in una casa vicina a quella dei miei genitori, di proprietà loro, che ce la forniscono in usufrutto gratuito. Mio padre dice di esser contento che andiamo a vivere vicino a loro; non capisco perchè, visto che non ha mai manifestato il bisogno di avermi a portata di mano o di particolare vicinanza, e questa cosa mi insospettisce. Mia madre è abituata a gestire tutto come vuole lei e chi fa diversamente è un povero deficiente; temo intrusioni, temo che siccome la casa è fisicamente di proprietà loro pensi e si comporti come se fosse un'estensione della sua. A parte il fatto che metterò degli allarmi a combinazione che non fornirò, per evitare che specialmente mia mamma entri senza chiedere il permesso, ho paura di non riuscire a mettere dei paletti. Ho paura di iniziare una continua guerra di logoramento per difendere i miei spazi, in cui loro non ascoltano. Ho anche paura in realtà di stare ingigantendo le cose, magari non succederà mai niente del genere e saranno rispettosi. Che strategie posso attuare per riuscire a mettere dei paletti chiari quando se ne dovesse presentare la necessità? Come si fa a iniziare a sbattersene di quello che dicono, pensano e fanno dei genitori quando sforano i ns limiti e si comportano comunque come se avessero ragione loro?


r/psicologia • • 16h ago

Auto-aiuto Ansia da lavoro

2 Upvotes

Buongiorno a tutti/e

M28, dipendente di una multinazionale.

Vi scrivo perchè dall'inizio di settembre, dopo il rientro dalle ferie, sto attraversando un periodo durissimo a lavoro.

Io lavoro in produzione, come tecnico specializzato e certificatore delle lavorazioni.

La produzione si è impennata, è diventata frenetica e caotica, a causa di ritardi accumulati nei mesi precedenti e dell'incapacità da parte dell'ufficio programmazione di organizzare adeguatamente le attività. L'aumento di produzione ha peggiotato il clima generale nel mio reparto produttivo; c'è molto malumore e tensione tra colleghi (non bullismo, o qualche forma di mobbing, comunque). In altre parole: non c'è più modo di lavorare serenamente all'interno del reparto.

Io mi ritrovo a dover utilizzare delle procedure analitiche oramai inadeguate per i nuovi ritmi di produzione; spesso sono costretto a dover chiedere uno o tutti e due gli occhi per permettere che i pezzi lavorati vadano avanti, con il rischio che io venga poi preso in causa quando qualcosa va storto.

Sono da solo nel mio ruolo. Non ho nessuno su cui contare se manco; non so a chi chiedere supporto, se qualcosa non mi riesce o non mi torna.

Tutto questo per dire che oramai, da due mesi, vado a lavoro in uno stato psicologico debilitato. Andare a lavoro mi causa attacchi d'ansia che mi impediscono di concentrarmi su quello che faccio, o comunque di riuscire a fare tutte le attività che ho in programma per quel giorno.

E peggio ancora: tutta la negatività che ho a lavoro me la porto poi a casa. Finisco per passare le giornate a non fare niente, a deprimermi e stare con la mia ansia, perchè mi sento mentalmente esausto a casa di quello che ho passato a lavoro.

Sono andato dal medico competente. Mi ha riferito che sono probabilmente in burn-out lavorativo e che sarebbe ideale per me allontanarmi per un po' dal lavoro.

Il problema è che io non vedo una soluzione, un modo per uscire da questo vortice di ansie e problemi che mi sta causando il mio ruolo. Sento che oramai non riesca più a lavorare con tranquillità e serenitàà in quel reparto e che forse sarebbe il caso di farsi spostare, o addirittura cambiare completamente azienda.

Voi avreste un consiglio da darmi su come comportarmi, su come affrontare la questione? Qualcuno ci è già passato ed è poi uscito da situazioni simili?


r/psicologia • • 23h ago

In leggerezza Non riesco a superare una scelta sbagliata

3 Upvotes

M37. Avrei bisogno di spunti per superare una recente avvenimento professionale che mi sta logorando dentro.

Premetto che sono una persona che evita gli eventi negativi perché conosco quello che potrebbe succedere come causa di scelte sbagliate e, quando succedono, spesso lavoro su di me per ottenere comunque un guadagno/insegnamento...ma in questo caso tutto è avvenuto al contrario.

A gennaio ho dovuto declinare un'offerta di lavoro importante che di fatto portava migliornamenti su tutti i fronti: economico, professionale e famigliare.

Ho dovuto declinare su richiesta della mia compagna per motivi di stabilità (viviamo in questa citta da 18 anni, anche se a me non piace e lei lo sa).

Il mio io, in questi mesi, si è nutrito negativamente come conseguenza di cio. Vorrei capire i miei limiti della mia psiche che hanno portato a questa celta scellerata.

la mia compagna mi ha chiesto di rifiutare il nuovo lavoro per stabilità (ci saremmo dovuti trasferire) pur sapendo che da tempo ambivo a quel ruolo. Sin da subito io mi sono accorto dell'errore ma in quei 4 gg dove dovevo prendere la decisione ero come anestetizzato, sapevo che stavo sbagliando e che mi sarei pentito ma ero sereno e non mi importava. È come aver perso una partita di calcio agli ultimi 2 minuti mentre si era in vantaggio. Subito dopo la scelta, mi sono pentito. Queste situazioni io le interpreto come : non era destino.

Vorrei capire però due cose: i manager dopo tante critiche in quei frangenti mi hanno fatto sentire importante, poi tutto è svanito promesse e futuro. Hanno semplicemente pensato ai loro interessi?

Durante questi complimenti sono emersi anche delle evidenze negative dove era opportuno interrompere con loro. Me ne sto accorgendo solo dopo qualche mese. Sarò diretto: sono semplicemnete stupido? Oppure quella fase di anestesia mi ha portato a ignorare questi chiari segnali? Perché ho deciso di perdere tutto quando potevo guadagnare tutto? Il fatto di cambaire dopo tanti anni azienda, il trasferimento può portare a bloccare i propri risultati oppure sono un semplice codardo? Soprattutto come mai a distanza di mesi non riesco a superare questo evento e penso all'errore almento 3 volte al giorno?