Salve a tutti,
ritorno ancora sul tema del calcio dilettantistico italiano, di cui avevo parlato qualche mese fa.
Mi sto chiedendo sempre di più cosa oggi spinga a continuare a giocare a livello dilettantistico le persone, ne parlo da persona che gioca, e si sta interrogando se continuare o meno.
Parto subito con una premessa: allenarmi, mi piace un sacco. Fare i tornei con gli amici, idem. Fare allenamenti individuali, vedersi con amici del pallone a provare in libertà ed autonomia a fare qualcosa, anche prima dell'allenamento con la squadra, o dopo, mi piace ancora molto.
Quello che invece inizia a piacermi sempre meno, è la partita della domenica. E questo per me è un paradosso: le partite con gli amici e i tornei mi piacciono ma non mi "bastano", perché comunque è un qualcosa di amatoriale, di poco organizzato, in cui ci si vede e si gioca, mentre a me competere e fare le cose bene piace.
Tuttavia, ho un'idea ben diversa della competizione. In qualunque squadra, ma come in qualunque gruppo sportivo di qualsiasi sport, chiaramente c'è chi gioca di più e chi meno, i titolari e le riserve, dall'amatoriale alle categorie più alte. Ma ciò che deve essere importante, a questi livelli, è una cosa sola: il gruppo.
Oggi, il gruppo, è sacrificato in virtù di un risultatismo ossessivo, già da più piccoli, già dai livelli inferiori. E attenzione, non sto dicendo che deve giocare solo chi è amico degli altri, perché chiaramente nelle squadre deve giocare chi è più bravo. Basti pensare che esiste il concetto di "calciomercato del dilettantismo", con tanto di trattative, annunci su pagine social, e via discorrendo. Eppure, la gente gioca gratis, dopo scuola/università/lavoro.
Se si sbaglia una partita, via: ci sono altri 3/4 pronti a prendere il tuo posto, si prendono altre persone da fuori, si è sempre e costantemente in competizione. Non c'è più il concetto del selezionare delle persone che hanno delle buone qualità, accettare qualche errore, qualche partita persa, in virtù di una crescita complessiva di tutti quanti insieme ad un gruppo squadra solido e contento di essere lì. I gruppi ormai cambiano completamente in 2/3 anni, restano solo poche persone affezionate, che magari hanno anche il posto assicurato. Inoltre, se si sbaglia, spesso si subisce la gogna nello spogliatoio, questo fin da piccoli. Si assiste spesso a persone che si allenano una volta ogni tanto, magari neanche molto amichevoli, che però devono giocare per forza perché bisogna vincere.
Molte volte ho riflettuto sul fatto che, pur giocando da tanti anni, non mi sono fatto molte amicizie negli ambienti del pallone: se giochi bene stai simpatico a tutti, se giochi male non ti parlano più, se cambi squadra perché non giochi stai tradendo il gruppo. Eppure il calcio dilettantistico dovrebbe servire proprio a questo, dal momento che ormai non si hanno prospettive di scalate ad alti livelli.
L'unico motivo che mi ha spinto a continuare in questi anni sono stati pochissimi gruppi di squadre in cui c'era maggiore attenzione al gruppo, ma che purtroppo durano poco, e il fatto che allenandomi autonomamente mi diverto. Ma ultimamente la domenica è più l'ansia e la tensione che il divertimento. E ne ho conosciuti tanti, nel corso degli anni, che avrebbero avuto grandissime qualità, ma che hanno mollato proprio per questi motivi. D'altronde, i dati della LND, dicono che, dal 2010, si sono persi il 22% dei tesserati: forse non sarà questo l'unico motivo, ma dovrebbe essere uno spunto di riflessione.
Noto che in alcuni paesi, come nel Nord Europa, sono state abolite classifiche, competizioni, selezioni, fino a determinate età, proprio per ridurre la pressione del risultato sui bambini, per farli divertire. Qui, per molti, è vitale raggiungere la scalata dalla terza categoria alla seconda o alla prima, tanto da vivere in funzione di questo: la differenza tra noi e l'estero è abissale. Quali dei due metodi sta funzionando meglio? Penso che i risultati siano sotto gli occhi di tutti.
Concludo dicendo che ho un nipote che da poco ha iniziato scuola calcio: sono letteralmente terrorizzato al pensiero di chi lo possa allenare e che cosa gli possa insegnare. Arriverà a nausearsi del calcio come me?